Gli orizzonti della stampa 3D

stampa organi2In questi ultimi tempi parlare di stampante 3D è piuttosto comune: tra dimostrazioni
al pubblico, fiere dell’elettronica e notizie televisive a quasi tutti sarà
capitato di vedere od almeno sentire nominare questo marchingegno. Per i
pochi che ancora non sapessero di cosa si tratta, la faccio breve: é un dispositivo
che tramite un qualsiasi software di progettazione 3D ed un qualsiasi pc è
in grado di stampare degli oggetti tridimensionali di tutte le forme e colori; i
materiali più utilizzati vanno dalle plastiche tradizionali come l’Abs e quelle
degradabili come il Pla, a paste di legno, metalli e ceramica.

La potenzialità delle stampanti 3D risiede nel fatto che davvero tutti possono comprarla ad un prezzo
ragionevole ed utilizzarla per lavoro ma anche per hobby. Come tutte le grandi
novità tecnologiche, anche la stampa 3D sta toccando il campo medico: infatti,
si sta iniziando a pensare di usare delle stampanti 3D adattate per creare tessuti organici. Fino ad ora, nei laboratori dell’ Europa settentrionale e degli USA, si sono
sperimentate varie tecniche di stampa di tessuti umani o comunque biologici: la stampa 3D già da un po’ ha il suo ruolo nella chirurgia, ma sempre con protesi o tessuti artificiali in
plastiche il più biocompatibili possibile, e che quindi possano tranquillamente stare a contatto col nostro organismo, ma che non ne saranno mai parte integrante e funzionale. Per ovviare a questo problema la stampa 3D in medicina ha, banalmente,
deciso di sostituire le cartucce di materiale plastico artificiale, e quindi “morto”, con cartucce di cellule prelevate dallo stesso tessuto umano, scelte a seconda di quale zona di
un organo si dovesse aver bisogno di trapiantare. Per ora la “stampa delle cellule” serve esclusivamente a sostituire del tessuto danneggiato di un organo con del tessuto stampato
nuovo di zecca, per iniziare a sperimentare i nuovi farmaci su dei tessuti umani stampati direttamente in laboratorio – senza alcun bisogno di testarli su di un altro animale – , oppure per allenare gli aspiranti chirurghi su dei tessuti che, almeno, non sono di nessuno
e che, quindi – anche in caso di problemi – non danneggiano nessuno.Nonostante
le vari difficoltà che inevitabilmente si incontrano congiungendo l’ingegneria
dell’inanimato alla medicina, già si pensa a risvolti quasi futuristici: alcuni
scienziati e bioingegneri, infatti, sostengono che tra non molti anni si potrebbe
assistere alla stampa di organi umani interi e funzionanti, senza alcun rischio di
rigetto da parte dell’organismo e pronti per essere trapiantati nel corpo umano
ancora caldi di stampa; questo, almeno, per i più ottimisti. Per gli invece ben più
realisti biologi – i quali si rendono conto che, ad oggi, anche stampare un “semplice”
orecchio umano non è cosa da poco conto – la stampa degli organi è ancora
ben lontana, ma tutti sono concordi sul fatto che prima o poi vedremo un cuore perfettamente naturale composto unicamente da cellule e che non viene da un altro uomo, ma da un progetto 3D sviluppato al computer e reso tangibile grazie ad una stampante. Come funziona? In breve, lo scienziato progetta al computer tramite software molto potenti la struttura basilare del tessuto, dopodiché sviluppa un progetto della
struttura macroscopica dell’organo da stampare, sceglie il tipo di “cartuccia” (ovvero le tipologie di cellule da utilizzare) e dà invio al lavoro: la stampante, tramite degli ugelli estrusori, riscalda il materiale biologico senza danneggiarlo e sovrappone
vari strati di tessuti fino a formare, almeno in maniera teorica, l’organo nella sua interezza. Quindi, molto probabilmente, un domani avremo degli organi stampati su misura e non avremo più bisogno ogni volta di donatori compatibili; il traguardo pare ancora lontano, ma molti scienziati stanno lavorando giorno e notte per fare questo grande passo avanti nella medicina, nella scienza e nella tecnologia! Rimane solo da sperare che rimanga a disposizione di tutti e che non vada in mano ai privati, destinata solo a chi potrà pagarla profumatamente.

Antonio Del Cogliano

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