Un articolo di “scuola” che di scuola non parla

Arrivata la primavera, i due ultimi mesi di scuola vengono vissuti in modo diverso da ogni categoria di studenti. Maturandi che decidono se optare per un facile
suicidio o un’altra oretta in compagnia del libro di matematica, classi ansiose di spuntare i giorni sul calendario in attesa del countdown finale, e come sempre studenti
disperati mendicanti il sei.

In questo periodo le classi quarte iniziano a richiedere freneticamente assemblee di classe per decidere la meta del viaggio di istruzione
del prossimo anno: Berlino, Amsterdam, Barcellona e quant’altro, ma, indipendentemente dalla scelta finale, affrontare il viaggio in aereo sarà praticamente necessario.
I recenti avvenimenti sembrano invitarci a lasciar perdere, ad evitare il volo utilizzando mezzi di fortuna anche per arrivare dall’altra parte del continente, tuttavia,
per ovvie esigenze pratiche, sarà fondamentale affidarci ad un assistente di volo sconosciuto e (con una probabilità del 96% per i più paranoici) mentalmente instabile.
Come sempre accade dopo una strage delle proporzioni del recente incidente aereo sulle Alpi, si stanno diffondendo psicosi contagiose ad ogni livello. Avrete di
certo notato con quale dedizione i media si stiano impegnando
a portare a nostra conoscenza ogni atterraggio di emergenza effettuato per la più banale delle occasioni. Gli stessi hostess sembrano aver dimenticato le basi
del loro mestiere, a quanto riportano i telegiornali, citando
aggressioni da parte di passeggeri ad assistenti scortesi ed insofferenti. Perciò, la fobia del volo diventa qualcosa di contagioso, chiunque rivaluta completamente
il viaggiare in aereo, in parte giustamente, in parte incrementando il senso di paura ormai diffuso. E cos’è se non la paura a scatenare un imprevisto? Non
credo sia facile gestire un passeggero paranoico, alla cui preesistente paura di volare è stata sommata l’ansia  diffusa per l’accaduto. Non voglio entrare nel merito
dell’incidente perché è già stato molto discusso, forse mistificato, ma siccome non so come sia andata realmente non credo sarebbe utile esporre congetture
basate su notizie di attendibilità incerta. Inoltre, penso sia importante anche analizzare come l’accaduto influisca sulla nostra società e come in alcune occasioni
venga utilizzato in modo che l’informazione ci si possa ritorcere contro. Noi siamo studenti, perciò dovremmo essere i primi ad avere abbastanza criticità
da porre un personale filtro su quello che ci viene proposto
nel leggere e nell’ascoltare. Senza ignorare nulla, ma con occhio selettivo, e secondo i nostri parametri, dobbiamo scindere la notizia dal “parere” di colui che
ce la espone. Solo ponendo questo dubbio metodico saremo in grado di dirci informati e non influenzati.

Giulia Grilli

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