#JeSuisCharlie

Io sono Charlie. Questo è lo slogan partito per solidarietà alle 12 vittime dell’attentato alla redazione del giornale satirico Charlie Hebdo. Dodici vite uccise da fanatici, da codardi, da ignoranti, da persone che non sanno più ridere, da bestie che vedono nella violenza l’unica soluzione al loro odio.

Odiare un’altra persona perché ha idee diverse dalle nostre o soltanto per aver criticato i nostri dogmi? Un atto di odio, in nome di Allah. In nome di Allah? Allah è un Dio misericordioso come si può leggere nel Corano. Infatti tutte le comunità musulmane francesi hanno fortemente condannano quanto accaduto. Eppure subito gli xenofobi, che erroneamente si ritengono cristiani, accomunano questi tre pazzi criminali a tutti i musulmani, dimenticandosi di Ahmed, la guardia giurata mussulmana che difendeva il giornale e che per questo è stata ammazzata. Anche tra i cristiani si annidano pazzi criminali: basta ricordare che nel 2011 in Norvegia un solo “cristiano” ha ucciso ben 77 persone. L’odio e l’ignoranza non appartengono a nessuna religione. La storia è piena di stragi che vennero giustificate nel nome di Dio. Oggi tutto questo è inaccettabile, ma le armi sempre più sofisticate rendono difficile il progresso morale dell’uomo: sparare 100 colpi al minuto a cosa serve se non a uccidere? Questo è il progresso scientifico? Dare alla vita umana meno valore di un pezzo di piombo? Ci rinchiudiamo nelle nostre case-fortezze con la paura di tutti e di conseguenza ci armiamo per diventare i più forti. Ma chi sono i più forti? I tre assassini o i vignettisti di Charlie Hebdo che cercavano di farci ragionare, magari ridendo? Alziamo le nostre matite, cominciamo a scrivere, disegnare, urlare per la libertà d’espressione, la libertà di ridere, ma soprattutto la libertà di vivere. Mi chiamo Charlie. Tu invece come ti chiami?

Laura Josephine McNeil

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