Una balla spaziale

Siamo nel 2014, eppure, tra i tanti lasciti superstiziosi che ci portiamo dietro, forse ve n’è uno di cui potremmo proprio fare a meno: L’OROSCOPO.
I popoli antichi, nei loro primi approcci astronomici, erano soliti tracciare linee immaginarie tra le varie stelle, creando oggetti e miti della vita quotidiana: davano così vita alle fantasiosissime costellazioni. Notarono inoltre che la nostra stella, il Sole, non sorgeva tutti i giorni nello stesso punto della volta celeste, presentando inclinazioni diverse.

Oggi sappiamo che la variazione angolare, conosciuta come amplitudine, è conseguenza del moto della Terra intorno al Sole; in particolare, sappiamo che questo moto avviene su un piano, l’eclittica, e che esso è inclinato di 23°. Ciò implica che durante il suddetto moto, detto di rivoluzione, il Sole nasca in corrispondenza di diverse costellazioni, che noi conosciamo come “Costellazioni dello Zodiaco”.
Dunque i popoli antichi sostenevano fortemente, così come moltissimi uomini oggigiorno, che a seconda del giorno di nascita di una persona, le posizioni di Sole, pianeti e stelle, ne influenzino il carattere o addirittura il destino. Scientificamente parlando, non vi è alcun dubbio che noi siamo prodotti diretti dei fenomeni che accaddero nell’universo; il ciclo vitale di una stella, al suo termine, comporta un’esplosione (a secondo della massa nucleare della stella), che dà vita, con i suoi detriti, alle enormi nebulose da cui poi si originano pianeti, asteroidi, stelle e anche la vita (sì Alan Sorrenti ha ragione quando dice: “noi siamo figli delle stelle e non ci fermeremo mai…”). Questo però non implica che il nostro carattere, che deriva dalle nostre esperienze di vita, possa dipendere dalla posizione di pianeti e stelle. In primo luogo perché, se ciò fosse vero, ricordiamo ai nostri amici astrologi che la luce della stella più vicina, e quindi l’unica cosa di materiale che può arrivare a noi da essa, impiega 4 anni per arrivare sulla Terra; quindi gli effetti in tal caso sarebbero ritardati se mai la luce fosse dotata di qualche proprietà magica. E questa stella, Proxima Centauri, non appartiene neanche alle costellazioni dello zodiaco. Perciò è ovvio che le stelle non possano influenzarci. Inoltre, se l’effetto mistico fosse derivante dall’azione di stelle appartenenti alla stessa costellazione, a malincuore vi faccio presente che le stelle di una stessa costellazione non sono vicine nella realtà. Si tratta solo di un effetto di proiezione; in realtà sono talmente distanti da noi e l’una dall’altra che ci sembra che siano sullo stesso piano solo per un’illusione prospettica. La stessa cosa vale quando si parla della posizione dei pianeti nel cielo. Per esempio “Mercurio in Pesci” è un’affermazione impossibile. Ci sono milioni di anni luce che separano il nostro primo pianeta del sistema solare dalla costellazione dei Pesci. È quindi antiscientifico, se non ridicolo, ritenere che posizioni astronomiche di specifici astri determinino la nostra vita: significherebbe annullare la convinzione che il nostro destino lo scegliamo noi. Già Pico della Mirandola, con il suo trattato (postumo) del 1494, e così anche lo stesso Savonarola ispirandosi all’opera del primo, quando affermava la superiorità dell’uomo e la sua dignità, si scagliava contro l’astrologia, proprio perché, dal punto di vista di Pico, è impossibile che un essere superiore come l’uomo, possa vedersi assoggettato dal corso di oggetti celesti a lui inferiori.
In fondo però, ognuno di noi lo sbircia, cosciente di non doverci credere. Questo perché gli uomini sono insicuri, e si affidano anche a menzogne pur di avere una piccola informazione aggiuntiva su quel mistero che è la loro vita. Ma, come diceva Shakespeare nel “The Life and Death of Julius Caesar” pubblicato nel 1599, “(…) a volte gli uomini sono padroni del loro destino; la colpa, caro Bruto, non è delle stelle, ma nostra, che ne siamo dei subalterni!”.

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