Una “porcata“ incostituzionale

Negli scorsi giorni tra radio, televisione, giornali e social network vi sarete sicuramente imbattuti nel famigerato “Porcellum”. Ma di cosa si tratta? Nonostante il nome faccia pensare ad altro, il Porcellum non è che il nome volgare della legge Calderoli che regola lo svolgimento delle elezioni politiche. Questa legge sostituì nel 2005 la precedente, il Mattarellum (che presentava una struttura mista, in parte uninominale e in parte proporzionale), mantenendone però solo la componente proporzionale ed incrementando notevolmente il premio di maggioranza.

Così, secondo il Porcellum, la coalizione che conquista più voti ottiene automaticamente 340 seggi alla Camera e il 55% dei seggi regionali al Senato. In parole povere, i seggi vengono assegnati su base nazionale per la Camera dei Deputati e su base regionale per il Senato; stessa sorte spetta al premio di maggioranza che viene assegnato senza alcuna soglia di accesso (è sufficiente essere la prima lista, indipendentemente dai voti ottenuti, anche se solo di un punto percentuale come nelle ultime elezioni). L’aspetto però che sollevò più scalpore fu l’inserimento di liste bloccate che non permettono l’espressione di preferenze nominali. L’elettore non era più libero di scegliere il candidato, ma il suo voto andava direttamente al partito che autonomamente decideva la sua graduatoria interna. Questi due particolari aspetti suscitarono grandi perplessità nell’opinione pubblica e provocarono una campagna di protesta che ha raggiunto il suo culmine negli ultimi mesi. Tra i vari mezzi di contestazione ricordiamo il secondo sciopero della fame del deputato Roberto Giacchetti, portato avanti per ben 59 giorni. La risposta istituzionale fino a poco tempo fa si era limitata a vaghe promesse di revisioni mai attuate e la stessa Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi sulla legittimità della norma a seguito del ricorso dell’avvocato Aldo Bozzi, aveva rimandato la decisione all’anno venturo. Tuttavia, mercoledì 4 dicembre, con grande sorpresa di tutti, la Corte Costituzionale ha emanato un’inaspettata e, oseremmo dire, sospetta sentenza di incostituzionalità della legge Calderoli a causa degli aspetti sopra citati. E così, nell’ottavo compleanno della legge sono state finalmente accolte le richieste dei cittadini. Non è ancora chiaro che genere di conseguenze avrà la sentenza sulla situazione politica. È infatti evidente che la legge sia destinata a decadere in tempi brevi e che dunque il Parlamento sia chiamato a promulgarne il più rapidamente possibile una nuova ma non è altrettanto chiara la sorte che spetterà all’attuale Parlamento e a tutti gli atti da esso adottati. Infatti mentre dall’opinione pubblica sentiamo tuonare condanne di illegittimità contro il Parlamento ed imperativi della serie “tutti a casa”, molti costituzionalisti hanno sottolineato come questo provvedimento della Corte non vada in nessun modo ad intaccare l’attuale Parlamento (sebbene molti parlamentari non siano stati ancora convalidati definitivamente) e tantomeno gli atti da loro emanati. Lo specifica la stessa Corte Costituzionale: «la sentenza è destinata a non avere effetti sugli attuali parlamentari; sarà cogente solo dopo la pubblicazione delle motivazioni e vengono fatti salvi gli effetti di legge per il passato». Per le dichiarazioni ufficiali e le conseguenti decorrenze giuridiche dovremmo attendere le prossime settimane. Non ci resta che aspettare dunque, stando attenti però a non incorrere in infondate accuse di illegittimità. Almeno da un punto di vista giuridico non vi è traccia di questa tanto acclamata illegittimità, cosa che tra l’altro non gioverebbe a nessuno. Come notato dallo stesso padre del “Porcellum”, Roberto Calderoli (che citiamo nella sicurezza o perlomeno nella speranza che sia consapevole dell’infondatezza delle sue affermazione e che le abbia intese soltanto come provocazioni costruttive), se è illegittima la legge elettorale, «a questo punto è illegittimo il Parlamento, il presidente della Repubblica e la Corte Costituzionale stessa» e dunque le sue sentenze. Ancora incerti su quale sarà l’esito della burrascosa vicenda e sempre più curiosi di sapere quale legge elettorale uscirà dal calderone del Parlamento, siamo dunque costretti ad attendere chiarimenti dalla Corte, evitando di trarre conclusioni troppo affrettate.

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