Shadows and Dust Capitolo 2

In tutto saremo 45. La scuola in totale conterrà sui 310 studenti massimo. Alla fine di ogni anno diamo un esame ed anche se lo passiamo possiamo decidere se abbandonare ed iniziare un mestiere. Se non lo superiamo, iniziamo di nuovo dal primo anno il ciclo scolastico. Perciò, solitamente, chi non passa l’esame abbandona ed impara dai genitori una professione, prevalentemente manuale, che potrà contribuire alla sussistenza dello Stato. Quindi, chi termina gli studi prima della fine del ciclo, potrà fare solo l’operaio, il fabbro, l’artigiano e simili; se conclude il ciclo, invece, può anche fare il filosofo.


Arrivo nella Sala e vado al mio tavolo, il terzo da sinistra, sedendomi in disparte. Nessuno si parla qui, anche se a me piacerebbe conoscere qualcuno. Alle 8.15, i servi passano a togliere i piatti di tutti i tavoli, che rappresentano la suddivisione in anni del ciclo. Ritorno ai dormitori per una capatina al bagno e poi vado verso l’aula di Economia, quando improvvisamente qualcuno mi viene addosso. Il malcapitato che si è trovato sulla mia strada inizia a farmi una ramanzina mentre qualcun altro mi calpesta la caviglia. Sollevo lo sguardo e mi accorgo che è un settimo anno. Mi rialzo e mormorando un debole ma orgoglioso “scusa” me ne vado ancora per la mia strada zoppicante. Purtroppo, però, qualcuno mi tira per un braccio e sono costretta a girarmi. È ancora lui, con una faccia molto triste:
«Ti sei fatta male? Vedo che zoppichi», mi chiede. Annuisco e rispondo «Qualcuno mi ha pestato la caviglia…»
«Mi dispiace… vieni, ti accompagno in infermeria», mi propone. Resto sconcertata per un po’ finché lui non mi toglie la tracolla e se la infila al collo. Poi mi prende in braccio e mi ritrovo a fissare i suoi occhi rosso sangue incorniciati da boccoli neri. Subito avvampo non abituata a questo tipo di contatto. Il ragazzo percorre tutte le rampe fino al terzo piano ed infine mi porta a braccio al termine del corridoio, davanti all’uscio. Bussa sui battenti, che si aprono, e una giovane donna ci fa accomodare. Nel frattempo io ed il ragazzo ci presentiamo. Si chiama Josh e fa il settimo anno.
«Si dice che quelli come te sono destinati a grandi cose», dice, ma l’infermiera mi chiama prima che possa aggiungere altro. Uscita dalla stanza, alla fine, guardo il primo dei tre foglietti che ho in mano: dice che praticamente non ho nulla ma non potrò praticare attività fisica per una settimana. Josh si sente in colpa. Ben gli sta! Che tristezza. Senza scherma per una settimana. Mi riaccompagna in classe e prima di andarsene mi dice che verrà a prendermi fuori dall’aula e dal dormitorio per tutta la settimana per discolparsi. Alla fine dell’ora, come promesso, il ragazzo è fuori ad aspettarmi. Mi sta accompagnando a Creatività quando, arrivati a piano terra, l’ingresso si spalanca e la famiglia reale esclusa la madre fa ingresso nella scuola.

Selena Mariano

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